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the ITER project

iter
A cutaway view of the future ITER Tokamak. © ITER Organization.

Imagine if we could count on a limitless source of electricity for our houses, hospitals, cities, nations. The International Tokamak Experimental Reactor (ITER) is a research and engineering project that aims at making this a reality.

Working to translate today’s studies of plasma physics into tomorrow’s electricity-producing fusion plants, ITER addresses one of the key challenges that our civilization will have to face over the next decades: how to provide sufficient, clean energy in the context of diminishing fossil resources and increasing demand for energy.

The ITER Tokamak chamber will be twice as large as any previous tokamak, with a plasma volume of 830 cubic meters. In the subsequent fusion plant prototype DEMO and in future industrial fusion installations, the heat resulting from the fusion will be used to produce steam and—by way of turbines and alternators—electricity.

© Dale Hayward, lamoustache.ca on Vimeo.

Although safe nuclear energy should be the solution for our future needs in therms of electricity, probably we’ll never benefit of the new nuclear safe plants because in reality the tar sands boom has quickly become the world’s largest industrialized project in human history.

Plasma Flare

Accelerated capture (90 minutes, extreme ultraviolet light) of a M3.6 class plasma flare over the Sun’s surface. Credits: NASA Solar Dynamics Observatory.

A coronal mass ejection (or plasma flare) happens when two oppositely aligned magnetic fields align and the stored magnetic energy is propelled out of the opposite side shooting protons and electrons into space at a speeds up to one-third the speed of light. A note on the dimension of this singular beauty: the Sun has a diameter of 1.392.000 Km hence this flare could be 30-150.000 Km wide! Also note the way the plasma comes back, attracted by the immense gravitational force – Sun’s mass is 333.000 times bigger than the one of planet Earth. Two years ago I tried to simulate the magnetic behaviour of these flares in this Processing sketch. Stimulated by this capture I feel I wish to work on a new, huge, smooth Particle Plasma Flare.

the Deepwater Horizon incident

Il 20 aprile 2010, per cause ancora da chiarire per ciò che concerne le responsabilità, nel Golfo del Messico si sono verificate l’esplosione ed il conseguente affondamento della piattaforma petrolifera off shore Deepwater Horizon di proprietà di British Petroleum (5.20 miliardi di dollari di profitti nel primo quadrimestre 2010).

oil
The oil leak near the wellhead surface location (28.73756°, -88.36166°)
Image source: www.geoplatform.gov/gulfresponse/ – Mosaic Aerial Images

La falla, apertasi sul fondale sabbioso a 1700 metri per la rottura di un tubo é alimentata dal giacimento posto 1500 più in fondo. Il pozzo è finito fuori controllo a causa del mancato funzionamento dei sistemi automatici di interruzione del flusso (BOP) ed ha riversato in mare – fino ad oggi – 35/40 milioni di galloni di greggio (150 milioni di litri) al ritmo di 35/60 mila barili al giorno (sono in corso test per cercare di capire l’entità della perdita) causando uno tra i più gravi incidenti petroliferi che l’umanità abbia mai dovuto affrontare, e che abbia mai causato. Va detto che ci sono stati altri incidenti in passato (nel 1989 un’altra piattaforma off shore e sempre nel Golfo del Messico, (la Ixtoc I) riversò 150 milioni di barili di petrolio in acqua e ci vollero 10 mesi per fermare la perdita), mentre la Exxon Valdez sempre nell’89 riversò in mare il suo carico di circa 40 milioni di litri in seguito alla collisione con un reef sulla costa della Bligh Island in Alaska, ma mai si era verificata una falla a queste profondità, dove con 150 atmosfere di pressione, possono operare soltanto mezzi comandati dalla superficie. Se i dati sulla quantità di greggio che fuoriesce giornalmente dal pozzo fosse rivisto in positivo (probabile), cioè confermando una perdita di 60 mila barili al giorno, si avrebbe una quantià di greggio disperso che é pari a quello della Exxon Valdez, ogni 4-6 giorni. BP potrebbe trovarsi alla fine a dover pagare centinaia di milardi di dollari tra risarcimenti e costi di gestione della situazione (trivellazioni, nuovi sistemi di contenimento, ripulitura coste).

Ci sono buone possibilità che l’operazione ‘top-cap’ si concluda con un parziale successo ed in ogni caso se entro agosto i due pozzi attualmente in costruzione non riusciranno ad intercettare il condotto all’altezza del giacimento (operazione molto difficile da portare a termine con successo), potremmo veder sgorgare il petrolio per anni; il geologo Jill Schneiderman ha rinominato l’incidente il pozzo di Pandora; per allora potrebbero essersi riversati in mare altri 200-400 milioni di litri, se tutto va male, ed inoltre il grosso del greggio non sale in superficie ma resta sul fondale sotto forma di gigantesche chiazze spesse decine di metri, larghe kilometri. Sul sito di British Petroleum (che ad oggi ha speso 1 miliardo di dollari solo per le operazioni) si posso seguire in diretta le operazioni dalle telecamere montate sui 12 ROVs (remote operated vehicles); BP sta inoltre costruendo un enorme ‘barile’ di contenimento collegato ad una dozzina di superpompe che verrà posto sopra al blow out preventer (BOP) fallato ma non ho capito se verrà calato sul fondo.

skandineptune
June 2 2010, 12:43 pm CDT. The oil spill as seen by the Skandi ROV2, holding its position at -1484m on top of the failed blow out preventer.

Ma quando la smetteremo di trivellare, di sporcare, di consumare, di distruggere, di mentire? Abbiamo un solo mare, un solo cielo, e facciamo finta che non sia così; da giorni seguo con grande apprensione, grazie ai vari live feeds, le operazioni di contenimento della falla ma più le guardo e più penso che siamo piccoli, presuntuosi, aggressivi e irresponsabili; guardo le ‘braccine’ di quei ROV, sballottati dalla corrente generata dal geyser di petrolio e gas mentre cercano di avvitare un bullone, o segare un tubo, e mi chiedo se riusciranno a porre fine al disastro prima di agosto e quali saranno le conseguenze se il petrolio dovesse essere trasportato dalle correnti atlantiche (di superficie) fino in Europa.

June 23, 2010 – 12:48 p.m. ET
La stima per eccesso (ma certamente vicina alla realtà) parla di 8.750.000 litri di petrolio riversati ogni giorno. BP ha dovuto momentaneamente rimuovere il lower marine riser package (LMRP) cap containment system (che almeno conteneva minimamente la perdita) per problemi tecnici dovuti alla collisione tra uno dei ROV ed il sistema di pompaggio di acqua calda, che serve ad evitare la formazione di cristalli di ghiaccio nel sistema di recupero parziale.

July 5, 2010.
Nel Golfo del Messico é iniziata la stagione degli uragani e per BP aumentano i ritardi e le difficoltà nella raccolta del greggio in superficie, mentre a -1500m il pozzo continua ad alimentare una marea nerissima – di Naomi Klein, l’Espresso.

July 13, 2010.
BP mostra un cauto ottimismo ma…

The sealing cap system never before has been deployed at these depths or under these conditions, and its efficiency and ability to contain the oil and gas cannot be assured.

Il nuovo sealing cap é incorso di assemblaggio; devono poi iniziare i test per vedere se davvero si riesce a bloccare la falla; durante le operazioni di assemblaggio di questo nuovo cap e nel rimuovere il ‘vecchio’ lower marine riser package (LMRP) containment cap si é reso necessario lasciare il pozzo completamente aperto mentre il geyser di gas e petrolio riversa nell’oceano 60.000 barili al giorno.

July 16, 2010.
La falla é chiusa.

cappingstack
July 15 2010, 6:00pm CDT, 12:43 pm CDT. The well integrity test on the MC252 well commenced today; full closure of the choke valve occurred at approximately 2:25pm.

Per la prima volta, dopo 86 giorni di disastri la falla sembra essere chiusa. In realtà la chiusura delle valvole di questo nuovo ‘tappo’ da 75 tonnellate il cui risultato più evidente é la totale assenza di fuoriuscita di greggio in acqua, rappresenta l’inizio di una serie di test per verificare la tenuta del sistema di contenimento e la pressione nella falla. Se la pressione non sale agli 8-900 psi previsti significa che qualcosa non va come dovrebbe; mi spiego. Il petrolio è liquido e il liquido non è comprimibile. Se mettiamo un tappo su di un tubo, la pressione (se il tappo regge) si stabilizza quasi subito poichè l’acqua – o il liquido – non potendo essere ulteriormente compresso, resta bloccato stabilizzandosi ad una certa elevata pressione. Al momento, dai test in corso, la pressione sta salendo ma non ha raggiunto i livelli sperati. Questo potrebbe, ma non vuol dire di certo, che il condotto che porta petrolio dal giacimento posto a 1500 metri oltre il fondo marino al blow out preventer fallato, potrebbe dico potrebbe essersi rotto. Speriamo di no, è presto per dirlo e comunque finchè la pressione sale e non scende è buon segno. Incrociamo le dita.

August 4, 2010.
Ha funzionato. E continua a reggere. Ieri BP ha annunciato di aver iniettato nel pozzo, per otto ore, fanghi ad alta pressione. Questi fanghi ora esercitano una contro-pressione idrostatica mentre i due relief wells continuano a venir scavati e dovrebbero intercettare il pozzo per la metà del mese corrente.

si può fare. seguili

Ale, dovevo annotarlo e farti i miei più vivi complimenti per il risultato raggiunto dopo tutte queste ricerche, colloqui, incertezze. Hai raggiunto il tuo obiettivo, quello che meritavi, quello che volevi.

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© Enel 2007

Sono certo che ora saprai dare il meglio di te, e non preoccuparti più di tanto se ti sfuggono parole come “Social”, “RSS”, “SEO”, “Feed” e “SEM”. Sarà mia cura insegnarti tutto quello che non sai, e ricorda che siamo tutti fieri di te, e io in particolare! Complimenti, mia bellissima manager!

Si può fare, seguili!

Ipertermia indotta da radiofrequenza…

Tradotto: l’acqua di mare può incendiarsi.
Si ma stavolta non dipende dall’inquinamento nè ha a che fare con il global warming. Si tratta infatti, secondo il chimico Rustum Roy, della più importante scoperta nel campo dell’acqua degli ultimi 100 anni.

La storia è questa: nell’estate di quest’anno il pensionato e inventore John Kanzius, con un semplice apparecchio per la radioterapia, ha scoperto la possibilità di incendiare l’acqua salata. Il calore sviluppato era di 1700 gradi Centigradi! Come per la maggior parte delle scoperte, anche questa è avvenuta per caso: le onde radio ad una certa frequenza, permettono di rompere i legami molecolari e fanno scindere ossigeno e idrogeno generando una combustione (eh… dice che lo fanno, fidatevi); una volta incendiato, l’idrogeno brucia finchè rimane esposto alle frequenze.

This is the most abundant element in the world. It is everywhere. We will get our ideas together and check this out and see where it leads, the potential is huge.

— Rustum Roy

Ora si apre la fase delle verifiche in laboratorio, dei finanziamenti, ma se tutto (come già è stato già confermato) verrà ulteriormente investigato, potrebbe essere un’altra fonte di energia a zero emissioni, rinnovabile, praticamente infinita.
Beh, andava annotato.

Source: CBS News