Volumetric Thing (Tree)

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Particle-generated volumetric tree.

Made with Processing+toxiclibs+SunflowApiApi.

L’idea su cui sto lavorando negli ultimi tempi, e cioè creare volumi registrando le informazioni relative ad un determinato stato di una immagine 2D con l’aggiunta della terza dimensione (estrusione data dal tempo che scorre) comunque non è mia e lo devo annotare ad onor del vero. Il concept originale é di Karsten “toxi” Schmidt (autore di toxiclibs) ma un giorno, su openprocessing mi sono imbattuto negli sketches di Dominik Strzelec “echoechonoisenoise” e i suoi esperimenti sulla time-extrusion con toxiclibs mi hanno talmente ispirato da spingermi ad iniziare ad usare le lib (un set di 270+ classi distribuite in 18 packages da utilizzare con Processing), cosa che non avevo fatto prima, concentrandomi a mia volta sul package toxi.volume.

La mia idea sarebbe ora di creare degli alberi a partire da sistemi multipli di particelle – in passato avevo tentato altri approcci e cioè le funzioni recursive e gli L-Systems; questo primo esempio è solo l’inizio anche se più che di un particle system si tratta di una ventina di particelle che ‘vivono’ sul piano da estrudere. All’inizio della time-extrusion (alla base dell’albero) si trovano tutte al centro, poi con un attrattore che in realtà le respinge – posto al centro del piano – le particelle (per via di massa e diametro differenziato) si allontanano più o meno velocemente. Questo crea i rami. Devo solo fare in modo che ogni particella, ad un dato momento della sua vita, possa generare altre particelle e riduca il suo raggio fino a zero. Così da un singolo ramo otterrei altri rami, e anche loro si assottiglierebbero fino allo zero generando ulteriori rami.

Se il prezzo é giusto

GCM – self portrait. Delaunay triangulation.

Piove sul bagnato, quindi aggiungo solo questa nota alla già drammatica cronistoria degli eventi: da un mese a questa parte i prezzi praticati nell’esclusivissimo ristorante di palazzo Madama sono diventati normali – cioè ora sono loro e non più noi a pagare il 70-100% del costo delle prelibatezze a disposizione – e il grosso calo di presenze che ne è conseguito (anche del 60%) mette a rischio 10 posti di lavoro – cioè i camerieri. Per chi non li conoscesse già, questi erano i prezzi prima delle polemiche:

Risotto con rombo e fiori di zucca: 3 euro e 34 centesimi.
Carpaccio di filetto con salsa al limone: 2 e 76.
Prosciutto e melone: 2 e 33.
Bistecca di manzo: 2 e 68.
Filetto di bue: 5 e 53.
Lamelle di spigola con radicchio e mandorle: 3 e 34.

Ma ci rendiamo conto? Non bastando i 15.000,00 euro netti di media che li paghiamo, avevano anche stabilito che a pagare i loro pranzetti di lavoro fossimo noi e ora che non glieli paghiamo più – viste le polemiche – questi che fanno, non vanno più al ristorante. Che pezzenti. Certo non sono questi i problemi direte, ma certo che no, ma converrete con me che questa non è che la punta della punta della punta dell’iceberg, segno della bassezza morale di coloro che vogliono a tutti i costi essere – o apparire – dei ladri, che si fanno promotori di privilegi per loro stessi e per i loro amici di merende. E’ inaccettabile, non più tollerabile; si deve riuscire a riformare interamente il sistema, a ridurre il numero dei rappresentanti della casta, ad ottimizzare, a tornare ad essere competitivi sul piano internazionale. Abbiamo bisogno di riforme, privatizzazioni, di ricerca, sviluppo e sopratutto merito e competitività sul lavoro.

Per il resto, se questo è l’ultimo post prima dell’ultimo anno del pianeta Terra, beh buone feste a tutti, e … siate educati.

Update 27 novembre 2012
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Prezzi del bar della Assemblea Regionale Siciliana. Corriere della Sera.

Aggiungo una simpatica ed esplicativa immagine tratta dal Corriere della Sera in questi giorni: i prezzi praticati al bar dell’ Assemblea Regionale Siciliana. E io pago. All’anima della spending review. La questione si affronta pretendendo trasparenza: ogni documento amministrativo, (dall’appalto alla fattura), deve essere reso pubblico e pubblicato online.

A marzo 2013 saremo chiamati a votare, ma io dico votare per chi? Italiani, non andateci, altrimenti sarà la catastrofe: lo spread risalirà, le colpe saranno sempre dei governi passati (in questo caso Monti) e questi continueranno a fare la bella vita a spese nostre. Non andate a votare, non è un dovere votare – se non abbiamo nessuno da votare.

Flu

Anche quest’anno un piccolo ed aggressivo virus mi ha messo a tappeto per un paio di giorni; ma come sarà fatto, che aspetto avrà mai? Ecco come possono apparire questi mostruosi rompiballe… ma intanto sono già guarito, tiè.

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Influenzavirus visualization. Made with Processing.

Ma è di questi giorni la notizia che l’Università Erasmus Medical Center di Rotterdam, sia in procinto di pubblicare i risultati di uno studio effettuato sul virus H5N1 (il virus dell’aviaria o bird flu). I ricercatori di una delle più importanti Università olandesi hanno scoperto che H5N1 potrebbe rapidamente modificarsi in una forma altamente contagiosa per l’uomo, e lo hanno dimostrato testandone una versione modificata su dei furetti, che hanno un sistema respiratorio molto simile a quello umano. Il virus creato nei super laboatori di Erasmus MC è ora trasmissibile per via aerea, basta cioè uno starnuto per propagarlo da uomo a uomo (fino ad ora, in natura, il contagio avviene solo da volatile a uomo: mangiandone le uova o le carni non cotte o mal cotte, lavorando in un pollaio con animali infetti, e toccandoli). Questa mutazione genetica può avvenire in natura (per ora non è ancora successo) ma conoscere quale sia la mutazione che lo renderebbe devastante ci può aiutare a combatterlo in caso di pandemia; possiamo tenerlo d’occhio e vedere se con l’insorgere dei prossimi focolai (è già in atto un nuovo focolaio in Vietnam), questo si stia modificando nella direzione che temiamo. Lo studio è stato effettuato col contributo del ministero per l’ambiente e per le infrastrutture olandesi, ed in parte commissionato dall’ American National Institutes of Health. La polemica è forte anche sul piano della pubblicazione di questi studi: c’è chi pensa che sia una pessima idea rendere pubblici gli step necessari a renderlo il virus che potrebbe spazzare via il 60% della popolazione umana; ricordiamoci che un virus del genere può essere usato come arma di distruzione di massa. Paura? Beh io riporto solo la notizia, anche perchè per caso è uscita proprio oggi che pubblico questi mostriciattoli 3D. Coincidenze?

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© modostudio

I talentuosi amici di modostudio mi hanno chiesto di realizzare un paio di nuovi imagesliders per il loro sito. Ne ho quindi realizzato uno per la homepage basato sul markup esistente in pagina ed uno per i singoli progetti generato da un feed xml – cioè il DOM relativo a lista ed immagini sono iniettati a runtime; quest’ultimo, in particolare, è una versione modificata del mio jQuery slideViewer, adattato allo scopo per poter usare i feed preesistenti (xml con nome e path delle immagini) che servivano a generare le galleries implementate con SlideShowPro, un Flash-based gallery engine che ha fatto il suo tempo. Lo slider per la home invece si presenta come un endless scroller con thumbnails.

Default

Il ‘default’ dell’Italia è una eventualità ancora remota, ma non più impensabile. A tal proposito propongo di leggere questo interessante e chiarissimo editoriale uscito oggi sul Corriere della Sera; la situazione effettivamente inizia ad essere troppo caotica, ma è evidente a tutti che la discesa non è affatto finita. Ed è altrettanto evidente che ciò nonostante conti ancora e solo l’interesse personale, il money-makin’, l’essere – o sembrare – furbi.

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La soluzione: Berlusconi un passo indietro, Bersani un passo avanti. © Giannelli – Corriere della Sera

Da cittadino mi spiace dover constatare che fatta salva la caoticità del momento, per quanto concerne crescita, economia, ricerca, industria diciamolo, peggio di noi hanno fatto solo Grecia e Spagna e comunque, se azioni si sono intraprese, le persone non sono riuscite a cogliere alcun segnale, ad avere alcuna chance in più; qui da noi parole come lealtà, onestà e senso civico sembrano non avere più un significato.

Per tanto tempo il paese ha speso più di quanto poteva e un bel giorno la realtà ha preso il treno ed è venuta a trovarci.
— Umberto Bossi

Update 20 settembre 2011
Standard and Poor’s ha abbassato il rating sul debito sovrano dell’Italia portandolo da A+ ad A. Il nostro esecutivo (intendo tutto, senza distinzione tra maggioranza ed opposizione) sembra perpetrare nell’errore di non riuscire ad individuare una soluzione o un set di specifiche che possano almeno limitare i danni. Ma il tempo é scaduto. O si agisce adesso o a rischiare non è solo il nostro Paese ma l’Europa tutta ed il sistema momentario Euro. A 2 mesi dalla pubblicazione di questo post, la situazione a livello internazionale è ulteriormente peggiorata e nei primi giorni dello scorso mese di agosto, e per la prima volta nella storia, anche il debito sovrano USA è stato declassato dalla celeberrima ‘triple A’ (AAA) ad AA+.

Update 22 settembre 2011
Oggi Standard and Poor’s ha declassato 7 banche italiane in virtù del calo del valore dei titoli di Stato nei portafogli delle stesse. Questo attraverso un meccanismo di trasmissione del downgrade. MAh(?!) E Piazza Affari chiude a -4,52%.

A questi prezzi, si calcola che in un orizzonte di cinque anni, la probabilità che l’Italia possa restituire solo 50 centesimi per ogni euro avuto in prestito è pari al 20%.
— Alesina e Giavazzi

Ecco. E poi finchè continueremo a credere alle agenzie di rating, questo clima non cambierà; ma che volete, faber est suae quisque fortunae.

Update 25 ottobre 2011
Grossa confusione, isteria. Per come la vedo io, questo Paese (e l’Europa intera come mai prima d’ora) e di conseguenza i mercati, siano come in balia dei venti – forti venti – la cui forza aumenta con l’ avvicinarsi del default grego.

E st’olive ‘e senti, queste so’ greche so’, aho! Greche… e ‘nnamo… e daje so’ greche… so’ bone, come so’? Dì la verità?!
— dal film Borotalco, di Carlo Verdone

Quando arriverà, banche che detengono insieme, in portafoglio, anche più di 3000 miliardi di euro in titoli di Stato ellenici, perderanno d’incanto il 60% del loro valore. E c’è chi pensa che il debito dell’ Eurozona potrebbe spazzare via la moneta comune. Esagerato?

Update 9 novembre 2011
Il differenziale tra Btp e Bund ha oltrepassato il limite stratosferico di 550 punti, portando il rendimento dei decennali oltre il 7%; numeri da bancarotta. Il resto d’ Europa si sta arricchendo alle nostre spalle… e bravi.

Update 15 novembre 2011
Uniti contro la crisi, ma Silvio Berlusconi si é dimesso.
A 3 giorni dalle dimissioni del nostro Premier la situazione non é affatto cambiata: il problema – e si sapeva – non era solo lui, ma la mancanza di credibilità, di prospettive, di soluzioni offerte da questi cialtroni che strapaghiamo. Piazza Affari continua la sua discesa e il governo tecnico in procinto di prendere in mano la patata bollente, sono certo, non troverà mai le soluzioni che il mondo ci chiede e sapete perchè? Perchè tanto sono sempre loro, il governo tecnico dove li prende questi tecnici? Dal giurassico; sono sempre i soliti incapaci strapagati. E invece ci faccia vedere, il nuovo Premier ‘in pectore’, che davvero ha intenzione da subito di azzerare gli sprechi e i privilegi della Casta, che faccia piazza pulita di questi idioti, tutti. Ma non lo farà, non ci riuscirà.

Vale più un ducato in casa che uno speso male.
— Francesco Guicciardini

Update 28 novembre 2011
Moody’s lancia l’allarme euro: nella Ue possibili default multipli. Ah Moody’s, ma lo sappiamo da mesi! Comunque, la rapida escalation dei problemi del debito delle banche mette a rischio il rating dei Paesi europei e lo scenario prende in considerazione anche la possibile uscita di alcuni Stati dalla moneta comune. Intanto qui in Italia aspettiamo per la prossima settimana di conoscere le caratteristiche delle ‘impressionanti’ riforme previste dal Governo Monti; si vocifera sulla possibilità di abbassare a 350 euro il tetto massimo dello scambio di denaro non tracciabile. Cioè oltre questa cifra si paga solo con bancomat o comunque le transazioni sarebbero tutte tracciate: ragazzi 3 cose dovete fare, una è questa. Fatela e abbiamo risolto il ’sommerso’. Eddai, un pò di coraggio. Per il resto però ci serve un set di miracoli, e temo che non riusciranno a farli.

Update 7 dicembre 2011
Dunque, le ‘impressionanti riforme’ contenute nel decreto “Salva Italia” adesso le conosciamo: aumento immediato – da oggi – di 10 euro cent al litro per i carburanti (per poter pagare i 6 milioni di dipendenti statali e le pensioni), reintroduzione dell’Ici, un superbollo su Porsche e Ferrari, yacht ed elicotteri (ammazza, sai che sacrifici per chi li possiede), limite di 1000 euro ai contanti e qualche altra piccola cosa. Certo, in 18 giorni non si poteva fare di meglio, però si continua a prendere sempre dai soliti noti. Niente di nuovo, niente per la crescita, per lo sviluppo. Una delusione, una sconcertante amarezza. Stamane con 30 euro di gasolio ho riempito mezzo serbatoio (e non ho un camion). Che vergogna Professor Monti; invece di effettuare tagli (possibili) al carrozzone politico/amministrativo di questo paese, si è continuato a prendere sempre e solo dal visibile: casa, carburanti, stipendi, pensioni. E a questo 10% di italiani che detiene il 50% della ricchezza nazionale? Una legge sui trusts, sui fondi, sui soldi elusi al fisco? Sugli affitti in nero, sulle fatture non emesse? Niente. Bollo sugli elicotteri, sui tartufi e sulle aragoste…

… ma vatt a fà na cammenata và!
— Massimo D.V.

Update 28 dicembre 2011
Una buona notizia c’è. I mercati considerano dimezzato, almeno nel breve termine, il rischio Paese per l’Italia e il rendimento dei titoli a 6 mesi si è dimezzato. Forza!

Update 16 gennaio 2012
Continuiamo a dar retta alle agenzie di rating, organizzazioni in pieno conflitto di interesse, prego; in ogni caso, Standard & Poor’s ha declassato l’Italia di ben due gradini da B+ a BBB+ e di uno la Francia, che perde la tripla A assestandosi ad AA+. Ma il downgrade ha riguardato ben 9 paesi della zona Euro e con il default della Grecia in avvicinamento (previsto per marzo), l’onda dello tsunami si sta caricando; situazione estrememente complicata, e lontana da una risoluzione. L’anno appena iniziato non terminerà con la fine del mondo, ma probabilmente – sempre più probabilmente – con la fine dell’euro. Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

Update 9 febbraio 2012
Lacrime sangue ma per fortuna lo spread è stabile sotto i 350 punti base.

Update 5 aprile 2012
Lacrime e sangue non bastano. Dopo un breve periodo di flebile ottimismo, siamo di nuovo a 375.
Gli investitori sembrano aver scontato le parole di Draghi che ha parlato di “moderata ripresa” e “potenziali rischi” per l’Eurozona. Preoccupano i dati Istat sui redditi, e l’Ocse conferma: l’economia sta rallentando. Italia fanalino di coda.

Update 15 maggio 2012
Lo spread Btp/bund si attesta oggi sui 433 punti base. Ieri il downgrade di 26 banche italiane deciso da Moody’s ha bruciato altri 120 mld di capitalizzazione; secondo l’ABI c’è un disegno per destabilizzare e penalizzare dolosamente le banche italiane e l’Europa intera; di fatto, le ultime notizie non sono buone: per la Grecia – che spaventa sempre più i mercati – si inizia a pensare ad una ipotetica uscita dell’euro.

Update 18 maggio 2012.
Default greco: conto alla rovescia.

L’uscita dall’euro (e dalla UE) per la Grecia è ora più che una ipotesi. Il paese ellenico è ormai nel baratro e non può più – evidentemente – far fronte al peso del debito publico nè al caos politico-economico-istituzionale in cui verte da tempo.

Il downgrade da B- a CCC riflette il rischio, esacerbato, che la Grecia possa non essere più in grado di sostenere la sua presenza nell’Unione economica e monetaria.
— Fitch Ratings

Il piano di austerity imposto da Berlino (anche a noi), in due anni ha finito per distruggere qualsiasi possibilità di ripresa e il conto alla rovescia per l’uscita dalla moneta comune è iniziato; lo tsunami è partito, quando arriverà qui non basterà salire sulle cime degli alberi.
Già sette mesi fa, un ‘collega’ da Budapest ipotizzava un worste-case scenario:

The euro is practically dead. A Greek default will trigger an immediate magnitude 10 earthquake across Europe; holders of Greek government bonds will have to write off their entire investment, the southern European nation will stop paying salaries and pensions and automated teller machines in the country will empty within minutes.
— ASB

Update 11 luglio 2012
Ad un anno dall’inizio di quest post, il più longevo ed up-to-date di tutto il blog, è tempo di fare un primo punto della situazione: la Grecia non è uscita, la Spagna ha chiesto 100 mld di Euro per le banche, e gli sono già stati concessi – in parte, la Germania appare sempre più isolata, sia per la eccessiva rigidità nei confronti dei ‘conti’ dei singoli Stati e sia perchè da questa crisi è l’unica a guadagnarci (in Europa). Noi stiamo andando nella direzione giusta: qualcosa sta cambiando, può e deve farlo. Il governo sta iniziando ad impostare le riforme essenziali per rilanciare il Paese, ma ancora per un pò dovremo pagare tasse su tasse. In 3 anni però, con un pò di fortuna, potremo iniziare a vedere i frutti di un durissimo periodo nel quale stiamo entrando tutti. Siamo coraggiosi, possiamo farcela.

L’Italia ha intrapreso “un percorso di guerra durissimo”, una guerra contro i diffusi pregiudizi sull’Italia, contro le ciniche sottovalutazioni di noi stessi, una guerra contro le eredità, cioè il grande debito pubblico, contro gli effetti inerziali di decisioni del passato e contro vizi strutturali della nostra economia e del nostro Stato sociale
— Mario Monti

Update 20 luglio 2012
La Spagna é anche peggio della Grecia. Ieri il ministro delle Finanze spagnolo, Cristobal Montoro, al Parlamento di Madrid ha ammesso che la Spagna non ha un soldo in cassa per pagare gli stipendi. Ad un passo dal default. Per ora – solo per ora, a questo tasso di interessi – evitato dalla zona euro che ha approvato un prestito fino a 100 mld da utilizzare per la ricapitalizzazione delle banche. Ed oggi, è in corso una straordinaria speculazione sui mercati: UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Bper vengono costrette a uno stop in asta di volatilità. Si teme il contagio, e si è certi che tutto ciò stia vanificando gli enormi sforzi che il nostro Paese sta facendo per sistemare i conti. Intanto la Germania continua a finanziarsi a tassi irrisori, considerando che lo spread Bund-Btp è di nuovo prossimo ai 500 punti.

Update 7 settembre 2012
Spread a 360 punti base ma ora dobbiamo pensare seriamante alla crescita e condivido col nostro premier che

su un certo assistenzialismo nefasto voglio essere chiaro: la crescita non nasce nel Mezzogiorno o in qualsiasi altro punto nel mondo con i soldi pubblici pompati in un tubo da cui esce una cosa che si chiama crescita.
— Mario Monti

Update 5 ottobre 2012
La Grecia di nuovo al centro della tempesta. Il premier Samaras afferma che hanno fondi soltanto fino a novembre, dopodichè niente più pensioni, stipendi e farmaci. La Grecia torna (ma non se ne è mai scostata a dire il vero) sul bordo del baratro e col forte vento che spinge alle spalle non potrà che finirci dentro, con conseguenze di cui abbiamo già parlato. La realtà è che novembre è il mese delle elezioni USA e subito dopo Obama o Romney piloteranno l’uscita della Grecia dalla UE tramite un piano Marshall di soli aiuti alimentari e sanitari, non denaro. Non soloVorrebbero un terzo finanziamneto di altri 34 mld di euro per poter far fronte alle spese ma è impossibile: il conto è arrivato. Dopo aver vissuto una vita a mandare in pensione gente a 40-50 anni ed aver elargito sussidi di disoccupazione ogni sei mesi ai lavoratori stagionali del settore turistico beh… siamo arrivati. La Grecia (ma non sembra l’Italia?) ha vissuto per molto tempo al di sopra delle sue possibilità, non ha industrie, non esporta.

Update 25 febbraio 2013
Chiudo questo post. Dopo tanti sforzi, tante tasse e tanto parlare non è cambiato nulla. Siamo alle elezioni e chi si presenta? Ancora lui: Silvio. E poi gli altri Bersani, Vendola, Fini, Casini… siamo senza speranza. Abbiamo sbagliato ancora una volta: siamo andati a votare.