Category Archives: Full-Scale Aviation

SpaceShipTwo

Se avete 200.000 dollari da spendere in ‘viaggi’, potete prenotarvi un volo sub orbitale (100.000 metri di altitudine) dal sito Virgin Galactic; partenza in un paio d’anni.

Sono passati quasi quattro anni dal 4 ottobre 2004, giorno in cui lo Space Ship One (Mojave Aerospace Ventures team – Scaled Composites) vinse il premio Ansari X Prize; il concorso, con premio finale di 10 milioni di dollari, fu indetto con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di tecnologie finalizzate alla nascita del turismo spaziale, così come prima lo fu per l’aeronautica con l’ Orteig Prize, nel 1919; squadre di pionieri e visionari da tutto il mondo si sono cimentate in questa avvincente gara caratterizzata da tre semplici regole: costruire e lanciare una navetta spaziale riutilizzabile ad almeno 100 mila metri di quota, con 3 persone a bordo e poi ripetere il volo entro 15 giorni.


SpaceShipOne – feathered re-entry (image from video). © Scaled Composites

L’ americana Scaled Composites vinse l’X Prize con lo SpaceShipOne, un’incredibile navetta trasportata e sganciata a 12 mila metri dalla sua “mother-ship”, un twin-jet dal design avveniristico chiamato WhiteKnight;

SpaceShipOne ha una propulsione a razzo ibrida (combustibile solido + liquido/gassoso) che lo spinge fino a Mach4 portandolo da 12.000 a 70.000 metri di quota in 85-90 secondi; a questo punto il motore si spenge per esaurimento del combustibile (burn out) e per inerzia SS1 continua fino all’ apogeo, ad una quota di 100-110.000 metri; esaurita la spinta e per effetto dell’attrazione gravitazionale, inizia un sicuro rientro in atmosfera, fase nella quale grazie ad un originalissimo sistema detto “feathering re-entry” (ottenuto con una variazione del profilo alare, in cui la metà posteriore delle ali si piega fino ad un angolo di 90 gradi), SpaceShipOne rientra con la pancia verso il basso, scendendo in verticale; questo sistema, permettendo una progressiva ed efficace decelerazione sin dagli strati più alti dell’atmosfera (la velocità di discesa arriva a Mach3 nei primi 50-60 mila metri di rientro), diminuisce il carico aerodinamico e le temperature sulla struttura stessa agevolando un rientro “hands free” in quanto il sistema si auto-stabilizza per effetto del drag atmosferico; man mano che l’atmosfera diventa più densa viene progressivamente diminuita l’inclinazione della porzione posteriore dell’ ala che ritorna lentamente in posizione orizzontale (a circa 30 mila metri), conferendo sempre più portanza alla navetta che può così guadagnarsi una lunga planata (16-20 minuti) verso la pista, dove atterra morbida sui carrelli (tipo Shuttle).

Scaled Composites é ora di proprietà della Northrop Grumman, ed é impegnata dal 1982 nel design di aerei sperimentali (concept aircraft); é nota nel mondo per l’uso di materiali non metallici (compositi) e per la visione pionieristica del suo fondatore Burt Rutan.

SpaceShipOne è stato il primo mezzo finanziato privatamente a raggiungere i 100 mila metri di altitudine volando a 3 volte la velocità del suono (ha battuto tutti i record raggiunti negli anni ‘60 dal programma militare statunitense X-15) ed il primo a farlo con costi di gestione talmente contenuti da poter ripetere il volo in pochi giorni. Le sensazioni a bordo non devono essere diverse da quelle che provano i “veri” astronauti: a cento mila metri c’è assenza di gravità, fuori è nero e si vede perfettamente la curvatura terrestre caratterizzata da quel blu cobalto dell’atmosfera… bello eh?

Ecco questo é lo “space-tourism”, e oggi solo Virgin Galactic ha in catalogo un simile giretto. Certo, non é per tutti come un low-cost Roma-Londra, e il pranzo non si serve in volo, ma nel tempo i prezzi si abbasseranno. E’ ragionevole pensare che fra 10 anni il prezzo sarà sceso della metà.

Finanziata direttamente per questo progetto – ed esclusivamente – da Sir Richard Branson (Virgin) per circa 21milioni di dollari, la Scaled Composites ha venduto il brevetto dello SS1 al suddetto, ed insieme stanno costruendo lo SpaceShipTwo ed il nuovo carrier-aircraft WhiteKnightTwo.

I am very excited to have agreed the terms on which we can now move forward to develop the world’s-first commercial, passenger-carrying Spaceships. This will truly herald an era of personal spaceflight first described by the visionary science fiction writers of the 1940’s and 1950’s.

— Burt Rutan, Scaled Composites

La nuova navetta spaziale targata Virgin Galactic sarà grande il doppio di SS1; sganciandosi dal suo aereo-carrier ad un’altezza di 14 mila metri, catapulterà in una manciata di secondi 6 passeggeri e due piloti fino all’incredibile quota di 110 mila metri, dritto-per-dritto in verticale a 4200 Km/h! Si apre ufficialmente l’era del turismo spaziale con i primi voli dallo spazio-porto nel deserto del Mojave (California) entro il 2010.

A380

L’ Airbus A380 é il più grande jetliner in produzione. Progettato e costruito da Airbus Industries é la prova che l’industria aeronautica europea ha raggiunto un elevatissimo stadio di evoluzione, superiore a quella americana; il nuovo “superjumbo” é costruito tra Francia Germania e Galles ma del consorzio fà parte anche l’italiana Alenia Aeronautica (dal 2001) fornitore per Airbus di porzioni della fusoliera e componenti tecniche.

L’ A380, numeri alla mano, é l’aereo dei record: ha un peso massimo al decollo di 590 tonnellate, è alto 24.1m, lungo 73m, ha una apertura alare di 79,8m e può volare per 15.200 Km trasportando 525 passeggeri su due piani (ma fino a 800 se configurato opportunamente) o 150 tonnellate di merci in configurazione cargo (A380-800F).

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April 27th 2005, Toulouse, France – First flight of the Airbus A380-800, the largest aircraft in the airline commercial aviation history. © 2007 Airbus Industries

Motorizzato con quattro poderosi ed “environment-friendly” Rolls Royce Trent 970 da 70.000 libbre di spinta l’uno (31.752Kg) rappresenta un nuovo capitolo nella storia dell’aviazione civile – come dichiarato da Chew Choon Seng, amministratore delegato di Singapore Airlines – alla quale Airbus ha consegnato il primo A380 il 14 ottobre 2007 (costo di listino 260 milioni di euro); il nuovo jetliner è attivo dal 28 ottobre 2007 sulla rotta Singapore-Sydney.

una discesa mozzafiato

Gli elicotteri possono atterrare senza l’ausilio del motore compiendo una manovra che si chiama autorotazione. Questa manovra permette di atterrare in sicurezza in caso di avaria grave al motore e viene ripetuta più volte durante l’addestramento per il brevetto di pilota di elicotteri (veri).

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Autorotation on a R22

Per quelli r/c come il mio, non è necessario un brevetto ma vi assicuro che fare un’autorotazione col modello o con quello vero è comunque una smaltita. Un’incredibile planata fino a terra, mantenuta sempre sul limite ed eventualmente pure con lo stomaco nelle orecchie, in quello vero.

BA609 – Any place to any place… at any time on time

Un aereo? Un elicottero? Tutti e due. Ed é anche italiano.
Nel 2003, Bell/Agusta Aerospace Company ha scritto una importante pagina di storia dell’aviazione, presentando al mondo il primo convertiplano ad uso civile. Un aereo che può decollare in verticale come un elicottero e viaggiare a + di 500 Km/h.

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BA-609 TiltRotor Flight Demonstration @ HAI Expo. © Bell/Agusta Aerospace Company

Il BA609 rappresenta un approccio totalemente nuovo al trasporto ‘executive’, perchè combina la possibilità di volare ed atterrare ovunque al comfort ed alla velocità di un aereo turboprop. Una doppia certificazione (FAA e Europea) é prevista per il 2010 con le prime consegne subito a seguire. Bell/Agusta ha ricevuto ordini per più di 60 aeromobili da 40 clienti in 18 nazioni diverse.